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Una buona sintesi delle principali teorie e opere del celebre socialista Proudhon.

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Giampietro D. Berti

LA DIMENSIONE LIBERTARIA DI PIERRE-JOSEPH PROUDHON

Citt Nuova Editrice

IDEE/Sezione Readings Collana a cura di Gaspare Mura

Tutti i diritti di traduzione, di riproduzione e di adattamento riservati per tutti i paesi 1982, Citt Nuova Ed., via degli Scipioni 265 - 00192 Roma

...Applaudo di tutto cuore la vostra idea di portare in luce tutte le opinioni; fac ciamo una buona e leale polemica; dia mo al mondo lesempio di una informata e lungimirante tolleranza, m a non fac ciamo di noi stessi, perch siamo alla testa di un movimento, i campioni di una nuova intolleranza, non posiamo ad apo stoli di una nuova religione, fosse pure la religione della logica, la religione del la ragione . P.-J. Proudhon a Marx, 17 maggio 1846. Cosa stupefacente, la maggior parte dei rivoluzionari, a imitazione dei conservatori che combattono, non pensano che a costruire prigioni . P.-J. Proudhon. La libert: ecco la prima e lultima pa rola della filosofa sociale . P.-J. Proudhon.

P R EM E SSA

sempre scorretto strumentalizzare un autore a fini politici o anche religiosi. La variet e le suggestioni del pen siero di Pierre-]oseph Proudhon non possono essere infatti intese nel loro valore positivo come pure nei loro limiti reali, partendo unicamente dalla utilizzazione che se. n fatta anche di recente per motivi di attualit politica o anche dalla opposizione radicale a tutta la sua figura a cagione del suo pi volte proclamato ateismo e anticlerica lismo. Del resto, Henri de Lubac in un noto libro, Proudhon et le christianisme (Parigi 1945), da teologo intelligente, ha tentato di penetrare il senso ultimo delle affermazioni anti cristiane di Proudhon riconducendole allorizzonte cultu rale in cui si mosso lautore nel suo tempo, e, pur denun ciando i possibili esiti anticristiani e soprattutto antiecclesiastici del modo in cui strutturato questo pensiero, ha evidenziato come laspirazione alla libert e alla giustizia proprie di Proudhon non fossero di per s contrarie ai va lori cristiani. Non sembra perci scorretto, al di l delte professioni di fede atea di questo autore, riappropriarsi dei numerosi stimoli fecondi dovuti al pensiero sociale di P.-J. Proudhon. E ci non per una lettura strumentale o politica, quanto piuttosto per un'operazione culturale, che lo scopo a cui spera di contribuire questo lavoro. Del resto, nonostante che il pensiero sociale di Proudhon rappresentasse ancora un mito in alcuni strati della cul tura europea dllOttocento: noto come il conte Pierre Bezukov di Guerra e pace di Tolstoj incarnasse l'ideale so ciale e libertario di Proudhon; come peraltro il suo pen siero abbia ispirato il sindacalismo francese fine Ottocento, dallanarco-sindacalismo di Pelloutier al sindacalismo rivo luzionario di Sorel; e nonostante si siano occupati di Prou dhon in questo secolo sociologi di rilievo come Pierre Ansart, Georges Gurvitch, fino allultimo saggio di Jacques Langlois, Attualit di Proudhon, Milano 1980, il pensiero proudhoniano stato oscurato dal trionfo del pensiero marxista. Ora, proprio lantitesi Proudhon-Marx, che si manifestata fin

Premessa dallinizio nei rapporti tra questi due autori, che polarizza lattenzione dello studioso, il quale si trova di fronte a due diverse e ben precise concezioni della societ e dei rapporti sociali: da una parte, il collettivismo comunista di Marx; dallaltra, il federalismo libertario e mutualista di Proudhon. E quindi a due diverse e opposte concezioni della funzione delleconomia nella societ: da una parte, leconomia di Stato, intesa come totale statizzazione dei mezzi di produ zione di Marx; e, dall'altra, leconomia autogestionaria di Proudhon secondo la quale la propriet deve trasformarsi in possesso da parte del lavoratore di tutti i mezzi che aiutano il suo sviluppo personale e sociale, con la conse guente valorizzazione dell'economia di mercato che sola pu impedire allo Stato di divenire Stato-padrone come di fatto avviene negli Stati del socialismo reale e soffoca tore delle libert individuali. chiaro che quando Marx, nel 1847, scrisse la Miseria della filosofa per combattere e ridicolizzare le critiche che Proudhon gli aveva mosso lanno precedente nel Sistema delle contraddizioni economiche, ov vero filosofia della miseria, si tratt allora non di una po lemica casuale, ma dello scontro tra due diverse concezioni delleconomia, dei rapporti sociali e della politica. Scontro che tuttora permane e che sottende in fondo due diverse concezioni della persona umana, ossia due diverse antropo logie. Lesposizione attenta di alcuni principali momenti del pensiero di Proudhon la si potr trovare nelle pagine del presente lavoro; ma possiamo qui chiederci, a titolo indica tivo: Quali sono gli elementi che rendono ancor oggi inte ressante il pensiero di questo autore primo Ottocento, originario della campagna francese, esponente di un socia lismo riformista ante-Marx e anti-Marx? Anzitutto, l'intuizione premonitrice, rivelatasi poi esatta nei Paesi del cosiddetto socialismo reale, che espropriare il lavoratore di tutti i mezzi di produzione non significa abolire il capitalismo, piuttosto crearne uno nuovo e peg giore, che riproporr nuove e pi temibili alienazioni: il capitalismo di Stato. In secondo luogo, la certezza che la pianificazione eco nomica da parte dello Stato, con labolizione delleconomia di mercato, significa n pi n meno che la fine della libert. Dalla propriet al possesso la formula di Proudhon, secondo il quale il possesso, allargato a tutti i lavoratori, sinonimo di libert. Ci viene condensato dal Proudhon nel termine: autogestione, che non dobbiamo intendere iden tificandolo con modelli autogestionari fin qui realizzati, bens come ideale ispiratore di un'economia decentrata a10

Premessa

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cui deve corrispondere uno Stato che non assuma tutto il potere, come nel marxismo, ma che sia puramente arbitro degli inevitabili conflitti sociali. Si tratta quindi per Proudhon di un sistema sociale e politico non totalitario, ma federativo oggi lo diremmo pluralistico in cui lelemento della societ civile ha la netta preminenza sulla societ politica. Infine, come giustamente ha fatto rilevare il Langlois nel saggio citato, non da trascurare lelemento personali sta insito nella riflessione del Proudhon. Quando Marx criticava aspramente Proudhon come piccolo-borghese per ch intendeva il progresso sociale non nel senso da lui voluto, ossia dalla persona verso la societ, ma viceversa dalla societ verso la persona, coglieva bene lelemento prevalentemente personalista del Proudhon, per il quale la persona resta il valore assoluto e non pu mai divenire una variabile dipendente dalla societ. Personalismo, si badi bene, che non vuol dire affatto individualismo, ma valoriz zazione della persona umana anche e soprattutto nella sua dimensione sociale. E qui diverrebbe interessante aprire il discorso sulle affinit e differenze esistenti tra Proudhon e il personalismo comunitario di Emmanuel Mounier. Pino a che punto il personalismo mounieriano pu ritrovarsi nel libertarismo di Proudhon? Qual lantropologia che fa da supporto alla sociologia di Proudhon e alla filosofia comu nitaria di Mounier, e sono esse compossibili? Ma questo un discorso ancora tutto da fare, provocatorio, si, ma indub biamente interessante perch condurrebbe inevitabilmente a ripensare il valore primario della persona umana, anche nel suo essere sociale. G.M.

IN T R O D U Z IO N E

Nella storia del socialismo, il posto di Pierre-Joseph Prou dhon non stato ancora messo nella sua giusta luce. E sen z'altro inaccettabile infatti che ancora oggi il giudizio su di lui ricalchi senza appello quello formulato cent'anni fa da M arx1. Un giudizio che lo vuole rappresentante socialista della piccola borghesia e perci teorico confuso e contrad dittorio, diviso tra gli interessi del proletariato e quelli della classe media. Altre interpretazioni non si discostano molto da quella marxista, tutte avendo in comune la convinzione che egli sia stato incapace di comprendere il mondo moderno segnato dall'irreversibile rivoluzione industriale. Perci l'immagine riportata da molta storiografia sempre quella di un uomo rivolto al passato, pi che al presente e al futuro. Nascerebbe da qui il suo anarchismo ribellistico, la natura della sua pro testa, morale oltre che politica, contro l'ordine esistente2. Si tratta di un'interpretazione sostanzialmente errata, in cui non gioca solo il pregiudizio marxista, ma anche una sco perta ignoranza delle sue idee. In Italia, ad esempio, l'esiguit degli studi che gli sono stati dedicati la causa della ripetiti vit stereotipa dei giudizi sul suo pensiero che si riscontra in tutte le storie del socialismo. Eppure Proudhon, a chi si ponga seriamente lintento di studiarlo, non si presta a confuse interpretazioni; la sua ope ra anzi induce a considerarlo uno dei massimi pensatori del socialismo. Egli infatti ha formulato per primo alcune ana lisi fondamentali sulla societ capitalista, indicando nello stesso tempo al movimento operaio le direttive di fondo per la sua emancipazione. Egli, soprattutto, l'iniziatore di una corrente di pen siero che, pur essendo completamente dentro la tradizione socialista, non viene a identificarsi per nulla con il marxismo, il che un punto di vista completamente diverso da quello consueto3. Di conseguenza, tenendo presente questa fondamentale demarcazione, possibile ripensare la storia del socialismo

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Introduzione

secondo una periodizzazione molto divergente da quella pro posta dall'autore del Capitale articolata, com noto, sullo spartiacque tra la fase utopistica e la fase scientifica, tra il socialismo umanitario e filantropico e il socialismo agguer rito e maturo dopo Marx . In effetti il socialismo, se inteso come aspirazione alla li bert e alla uguaglianza, non data certo dal Manifesto del Partito Comunista