abella e i soldati romani

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La storia di Avella e dei legionari romani

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  • Lezioni complessive

  • AbellaLe testimonianze, la citt, l'anfiteatro, le necropoli

  • Le fonti ed i prodottiIl territorio di Avella stato frequentato fin dall'antichit pi remota: lo testimoniano i rinvenimenti del periodo neolitico ed eneolitico. L'importanza del luogo era dovuto principalmente alla presenza del fiume Clanio che consentiva il collegamento con il mar Tirreno, attraversando l'intera area avellana. La nascita di un vero e proprio abitato, chiamato "Moera", viene fatto risalire ai Greci (forse Calcidesi) cos come ci tramandano diversi autori antichi (Servio, Giustino). Nella realt le testimonianze archeologiche si limitano al periodo romano quando l'abitato, col nome di Abella (forse derivato dall'etrusco "ablona", mela), fu distrutto dai Sanniti nell'87 a.C. per essere rimasto fedele a Roma durante la guerra sociale. Fu municipio e poi colonia. Lo stesso Virgilio, che la chiama "Malifera Abella", cio terra feracissima di mele ed altri frutti, ne parla nell'Eneide ove racconta come il piccolo centro si dimostr assai coraggioso e si schier dalla parte di Turno contro Enea.Altrettanto positivamente ne parlano Silio Italico, Strabone e Tito Livio che ne lodano i prodotti della terra, in special modo le nocciole, che, come ricorda nei suoi testi Plinio, da essa presero il nome di "avellanae".

  • Quel che resta dellantica AbellaDell'antica Abella restano in vista alcuni monumenti e parte della struttura urbanistica antica. L'asse viario principale, la "plateia massima" ancora identificabile con il Corso Vittorio Emanuele che collegava i due estremi della citt dove troviamo l'Anfiteatro (localit San Pietro) e le necropoli (localit Casale). Il foro era probabilmente ubicato nell'area della chiesa di San Pietro.

  • La struttura urbanaCaratteristica romana la struttura urbana a scacchiera; Avella venne costruita seguendo il principio dei cardi e dei decumani, i primi orientati lungo la direttrice nord-sud ed i secondi lungo quella est-ovest; il "decumano major", oggi identificabile con il Corso Vittorio Emanuele conduce direttamente all'anfiteatro, a doppia arcata e con pianta ellittica, completamente nascosto dalle piantagioni di nocciole e le cui dimensioni lasciano chiaramente immaginare la grandezza che aveva la cittadina in quell'epoca. Anche il ritrovamento lungo la via Popilia di 3 maestosi monumenti funerari risalenti al I sec. a.C. e perfettamente conservati, oltre ai resti dell' acquedotto detto di "San Paolino" lungo il corso dell'alto Clanio sono fondamentale prova dell' importanza assunta dall'antica Abella.

  • La struttura urbanaCaratteristica romana la struttura urbana a scacchiera; Avella venne costruita seguendo il principio dei cardi e dei decumani, i primi orientati lungo la direttrice nord-sud ed i secondi lungo quella est-ovest; il "decumano major", oggi identificabile con il Corso Vittorio Emanuele conduce direttamente all'anfiteatro, a doppia arcata e con pianta ellittica, completamente nascosto dalle piantagioni di nocciole e le cui dimensioni lasciano chiaramente immaginare la grandezza che aveva la cittadina in quell'epoca. Anche il ritrovamento lungo la via Popilia di 3 maestosi monumenti funerari risalenti al I sec. a.C. e perfettamente conservati, oltre ai resti dell' acquedotto detto di "San Paolino" lungo il corso dell'alto Clanio sono fondamentale prova dell' importanza assunta dall'antica Abella.

  • Il cippus AbellanusCippus Abellanus", un blocco di pietra con incisa in lingua osca l'attestazione di un accordo stipulato fra Nola ed Abella per l'utilizzo di un territorio comune sul quale sorgeva un santuario dedicato ad Ercole. Il "Cippus Abellanus", del 150 a.C., ritrovato fra le rovine del Castello di Avella attualmente conservato nel Seminario Vescovile di Nola.

  • LanfiteatroLANFITEATRO

  • Lanfiteatro di Avella pu essere considerato come uno dei pi antichi della Campania. Esso, infatti, fu costruito tra il primo secolo d.C. ed il secondo secolo d.C. nellodierna localit S. Pietro, al posto delle abitazioni distrutte durante la guerra tra Mario e Silla. Annoverato tra gli anfiteatri costruiti su terrapieno e dimensionalmente molto simile a quello di Pompei, lanfiteatro di Avella fu eretto in "opus reticolarum" di tufo in parte appoggiato allangolo SE delle mura perimetrali della antica citt, in parte ad un pendio naturale ed in parte (lato Sud) a grosse costruzioni a volta.

  • Esso sorgeva allestremit orientale del "Decumano maior" (lattuale Corso Vittorio Emanuele) allaltro capo del quale era il foro (nelle vicinanze dellattuale Piazza). A differenza di anfiteatri pi recenti come, per esempio, il Colosseo o lanfiteatro Flavio di Pozzuoli, nel monumento avellano sono totalmente assenti sotterranei e cunicoli.

  • Ad essa era possibile accedere attraverso dei "vomitoria" disposti sullasse maggiore dellellisse ("itinera magna"). Allarena, situata al di sotto del piano di calpestio circostante, si accedeva attraverso due porte principali: la "porta triumphalis", orientata in direzione della citt, e, dal lato opposto, la "porta libitinensis" dalla quale venivano portati via i gladiatori morti in combattimento. Una terza porta, pi piccola nelle dimensioni e, probabilmente, riservata ai giudici, si apre sul lato Ovest; di fronte ad essa si evidenzia un ambiente con tracce di unedicola riservata ad un dio al quale i gladiatori si "raccomandavano" prima del combattimento.

  • Il Castello

  • Il Castello si erge a nord della citt, sulla vetta di una collina e, secondo la tradizione, sorge sulle rovine di un antichissimo tempio pagano dedicato ad Ercole. Tra le sue rovine fu rinvenuto, nel 1685, il "cippus abellanus" (circa 150 a.C.), iscrizione in lingua osca recante la convenzione tra Abella e Nola inerente i terreni in mezzo a cui sorgeva un comune tempio di Eracle, attualmente custodita presso il Seminario Vescovile di Nola. La costruzione sorse ad opera dei Longobardi nel VII secolo d.C.. Fu sede poi del Baroni di Avella, che appartenevano alla dinastia dei Normanni, dei Del Balzo, degli Orsini e dei Doria del Carretto. Strutturalmente si pu dire che il Castello rappresenta un sunto di tutte le tecniche costruttive medioevali: infatti, le torrette all'interno sono longobarde, quelle esterne normanne e il "Maschio" o "Mastio" svevo-angioino.

  • LantiquariumL'Antiquarium Archeologico di Avella, realizzato dalla Soprintendenza Archeologica di Avellino, raccoglie alcune preziose testimonianzie del ricco passato di questa citt. Infatti in una sintesi espositiva abbastanza esauriente, sono esposti i risultati delle ricerche della Soprintendenza Archeologica di Avellino nell'area della Bassa Irpinia ed in particolare ad Avella. I vasi, gli oggetti votivi, i corredi funerari esposti, puntano ad inquadrare il territorio avellano sotto il profilo geo-morfologico e la frequentazione del territorio a partire dalle prime fasi insediative a quella pre-romana e romana. Interessanti sono i vasi ceramici dipinti esposti e l'attenzione riposta riguardo allo sviluppo dell'iconografia sacra e delle iscrizioni pubbliche. Sono inoltre presenti riproduzioni di manufatti di particolare interesse con didascalie o schede di illustrazione.

  • Cratere e Lekane a figure rosse

  • Ciotola dimpasto e bracciali di bronzo

  • LESERCITO ROMANO

  • Lordinamento dellesercito romano (che rimase in vita per tutto il periodo repubblicano, nonostante alcune importanti modificazioni) antichissimo: si basa sulla divisione dei cittadini in centurie (attribuita dalla tradizione a Servio Tullio) .Far parte dellesercito romano era un onore, un privilegio, prima che un dovere: il soldato doveva pagare da s lequipaggiamento, e il cavaliere il cavallo; i nullatenenti non facevano parte dellesercito.

  • I cittadini pi ricchi (18 centurie della I classe) formavano la cavalleria (equitatus)le prime tre classi formavano la fanteria pesante (pedites)

  • pedites: hastati (soldati di prima linea, i pi giovani)

    principes (di seconda linea, di et pi matura)

    triarii (di terza linea, veterani di riserva)

  • arcieriequitesveliteshastatitriariiauxilia leggerogladiatori velitescane da guerra

  • Armi di offesa (tela) di tutta la fanteria pesante La spada corta a due tagli: gladius (pendeva al fianco sinistro per gli ufficiali, al lato destro per i soldati, affinch non fossero impediti dallo scudo che portavano sul braccio sinistro. Era appesa a un cingolo (balteus) o bandoliera di cuoio.

    Due lance da getto: pila (lunghe fino a 2 m.; si lanciavano a una distanza di 25 m., ma potevano essere lanciate anche per mezzo di una striscia (amentum) e allora la portata era di 60 m.).

    La lancia da urto: hasta (di legno, con punta di ferro a due tagli).

    Il verutum, verettone, specie di giavellotto, ma pi leggero.

    Le glandae, piccole palle di piombo lanciate con la fionda dai funditores (frombolieri).

    La sagitta, freccia di legno che i sagittarii lanciavano con larcus.

    La tragula, lancia lunga usata dai cavalieri.

  • Armi di difesa (arma o armaturae) Lo scudo: scutum (rettangolare, incurvato, di legno e cuoio, di origine sannitica, II e III classe) clipeus (rotondo, di bronzo, proprio della I