percezione infantile delle immagini

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una breve ricerca sulla percezione e sulla riproduzione del mondo da parte dei bambini.

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  • La percezione infantiledelle immagini

  • . . . Meditai a lungo sulle avventure della jungla. E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno, il disegno numero uno. Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se erano spaventati dal disegno. Risposero: E perch dovrei essere spaventato da un cappello?Il mio disegno non era un cappello.

  • Affinch vedessero chiaramente che cosera. Disegnai linterno del boa. Bisogna sempre spiegargliele, le cose, ai grandi. Il mio disegno numero due si presentava cos. Questa volta mi risposero di lasciare da parte il boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla storia, alla geografia, allaritmetica e alla grammatica.

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    INDICE

    Stadi di sviluppo percettivo nel bambino secondo Piaget.

    La percezione visiva del bambino

    La percezione cromatica del bambino

    I disegni infantili

    Il boa che mangia lelefante

    Conclusione: lillustrazione come messaggio;breve analisi di unimmagine la gestalt applicata allillustrazione.

  • Che cos un libro illustrato?Quali sono le sue strutture, la sua sintassi, i suoi codici?Che lavoro fa un illustratore?Si pu parlare di una Gestalt del rapporto tra testo e immagine?Comprendere i mezzi da utilizzare, i modi in cui potr essere percepito il messaggio che voglio dare per me importante. Questa ri-cerca nasce da questo bisogno che avver-to: al fine di un raggiungere una comunica-zione attenta, non distratta, consapevole della percezione che potr avere chi guar-da i miei disegni.

  • Gary HillRemarks on color

  • Christian BoltanskiModel Images

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    Introduzione sullo studio dello sviluppo percettivo del bambino

    La percezione una forma dellattivit cognitiva che, attraverso gli organi di senso, permette di conscere e valutare la realt circostante. Il processo percettivo consiste nel raccogliere tutte le fonti dinformazione che provengono dagli organi di senso, ognuno dei quali registra determinati ele-menti, caratteristiche dellambiente in cui ci si trova, e il compito dellattivit percettiva proprio quello di rielaborarli e ricostruirli creando cos una realt feno-menica. Molte ricerche hanno dimostrato che non esiste una perfetta corrispondenza tra la realt esterna ogget-tuale, cos come realmente, e la realt fenomenica, cio come lindividuo la percepisce;quindi ci possono essere delle discordanze tra questi due ambiti.

    Altre ricerche hanno inoltre posto la loro attenzione a mettere in rilievo le differenze che sussistono tra il processo percettivo delladulto e quello del bambino. Sin dallinizio, nella vita intrauterina, il bambino per-cepisce i suoni provenienti fuori dalla pancia della

    madre, quindi la percezione delle figure assai preco-ce e questo permette al bambino di orientare la pro-pria posizione nello spazio, soprattutto nei primi mesi durante lallattamento.

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    Stadi dello sviluppo percettivo del bambino secondo Piaget

    ormai confermato il dato che lo sviluppo delle capacit intellettive avvenga secondo una successione di stadi fondamentali e che ogni cambiamento evolutivo sia implicito nelle condizioni precedenti della mente e prepari la condizione successiva. La pi completa interpretazione della genesi dello sviluppo intellettivo si deve allo studioso svizzero Jean Piaget. Ed proprio seguendo questo autore che esamineremo breve-mente le tappe del processo di maturazione dellintelligenza e, di conseguenza, le conquiste che questa permette allessere umano.

    Jean Piaget (1896-1980) ha dimostrato sia che la differenza tra il pensiero del bambino e quello delladulto di tipo qualitativo (il bambino non un adulto in miniatura ma un individuo dotato di struttura propria) sia che il concetto di intelligenza (capacit cognitiva) strettamente legato al concetto di adattamento allambiente.

    Piaget ha scoperto che la conoscenza del bambino si basa sullinterazione pratica del soggetto con log-getto, nel senso che il soggetto influisce sulloggetto e lo trasforma. La sua formazione strutturalistica gli ha permesso di superare i limiti sia della psicologia gestaltistica e associazionistica (Herbart), che considera loggetto indipendente dalle azioni del soggetto; sia delle moderne psicologie positivistiche, che vedono nei concetti il prodotto della percezione, escludendo che nella conoscenza sia vitale lazione del soggetto sulloggetto.

    Piaget distingue due processi che caratterizzano ogni adattamento: lassimilazione e laccomodamento, che si avvicendano durante let evolutiva.

    assimilazione si ha quando un organismo adopera qualcosa del suo ambiente per unattivit che fa gi parte del suo repertorio e che non viene modificata. Questo processo predomina nella prima

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    fase di sviluppo.

    accomodamento. Prevale nella seconda fase. allorch il bambino pu svolgere unosservazione attiva sullambiente tentando altres di dominarlo. Le vecchie risposte si modificano al contatto con eventi ambientali mutevoli Anche limitazione una forma di accomodamento, poich il bambino modifica se stesso in relazione agli stimoli dellambiente. Un buon adattamento allambiente si realizza quando assi-milazione e accomodamento sono ben integrati tra loro.

    Piaget ha suddiviso lo sviluppo cognitivo del bambino in cinque livelli (periodi o fasi), caratterizzando ogni periodo sulla base dellapprendimento di modalit specifiche, ben definite. Ovviamente tali modalit, riferendosi a una et evolutiva, non sempre sono esclusive di una determinata fase.

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    Fase senso-motoria.

    Dalla nascita ai due anni circa.

    Il bambino alla nascita non in grado di riconoscere il mondo esterno da quello interno. LIO bambino al centro della realt e, in quanto consapevole di s stesso incapace di compiere una separazione tra oggettivit e soggetivit della realt esterna.

    Nei primi mesi il bimbo non concepisce n perce-pisce le cose immerse nelluniverso esterno come oggetti permanenti, non ha la concezione dellogget-to. La percezione esterna composta da immagini e suoni che scompaiono e appaiono senza una ragione obbiettiva. Le cose quindi non esistono lontane dal proprio campo precettivo, non c e la ricerca attiva degli oggetti n il tentativo di ritovarli.

    Tra i tre e i sei mesi il fanciullo comincia ad afferrare ci che vede, coordina la percezione visiva con quel-la tattile. Egli reagisce inizialmente al movimento delloggetto seguendolo prima con gli occhi, poi con lo spostamento alterale della testa.

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    Il bambino non percepisce il loro movimento indi-pendente dalla propria attivit, continua a cercare nel punto in cui ha visto sparire loggetto.

    Tra i quattro e i sei mesi inizia ad esplorare il luogo in cui loggetto sparito anche se lontano dal proprio campo visivo. Egli crede nelloggetto anche quando visibile solo in parte, ma una volta sparito dal suo campo percettivo, loggetto per lui smette di esiste-re.

    Dai cinque ai sette mesi, in realt, il fanciullo ca-pace di allontanare un ostacolo che nasconde log-getto, ma unazione che si presenta sul soggetto e non sulloggetto, quindi cerca di liberare la sua per-cezione.

    Luniverso rimane ancora un susseguirsi di immagini che appaiono e scompaiono.

    Il bambino scopre le funzionalit della mano, stru-menti con il quale poter afferrare gli oggetti, e quindi consapevole dellintenzione. Il bambino scuote un oggetto, afferra e tira gli ogget-ti, ma non stabilisce nessuna relazione fra un detrmi-nato gesto e la sua efficacia.

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    tra lottavo e il decimo mese il bambino dirige la sua attenzione al mondo esterno, oltre che al pro-prio corpo. Ora cerca di afferrare, tirare, scuotere, muovere gli oggetti che stimolano la sua mano per vedere che rapporto c tra queste azioni e i risultati che derivano sullambiente.

    Ancora non sa perch le sue azioni provocano de-terminati effetti, ma capisce che i suoi sforzi sono efficaci quando cerca di ricreare taluni eventi piace-voli, visivi o sonori.

    Dallottavo al dodicesimo mese. Il bambino comin-cia a coordinare in sequenza due schemi dazione In tal modo riesce a utilizzare mezzi idonei per il con-seguimento di uno scopo specifico. Gradualmente si rende conto che gli oggetti sono indipendenti dal-la sua attivit percettiva o motoria.

    Dai 12 ai 18 mesi Il bambino, nel suo comporta-mento abituale, ricorre sempre pi spesso a moda-lit diverse per ottenere effetti desiderati.

    Egli in grado di scoprire la soluzione dei suoi pro-blemi, procedendo per prove ed errori. Quindi esi-

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    ste per lui la possibilit di modificare gli schemi che gi possiede.

    Dai 18 mesi in poi. Il bambino in grado di agire sulla realt col pensiero. Pu cio immaginare gli effetti di azioni che si appresta a compiere, senza doverle mettere in pratica concretamente per osservarne gli effetti. Egli inoltre usa le parole non solo per ac-compagnare le azioni che sta compiendo (nomina-re o chiedere un oggetto presente), ma anche per descrivere cose non presenti e raccontare quello che ha visto-fatto qualche tempo prima.

    in grado di imitare i comportamenti e le azioni di un modello, anche dopo che questo uscito dal suo campo percettivo.

    Fase pre-concettuale.

    Va da due a quattro anni.

    Latteggiamento fondamentale del bambino an-cora di tipo egocentrico, in quanto non conosce al-ternative alla realt che personalmente sperimenta. Questa visione unilaterale delle cose lo induce a cre-dere che tutti la pensino come lui e che capiscano i

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    suoi desideri-pensieri, senza che sia necessario fare sforzi per farsi capire.

    Il linguaggio diventa molto importante, p

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