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Galileo 2009

1609-1616

Galileo 2009

1609-1616

I suoi corrispondenti(1610-1613)

Le lettere di Galileo (1610-1613)

Galilei Michelangelo a Galileo

Galileo a Maffeo Barberini

Galileo a Federigo Borromeo

Galileo a Lodovico Cardi da Cigoli

Galileo a Benedetto Castelli

Galileo a Federico Cesi

Galileo ad Andrea Cioli

Galileo a Cristoforo Clavio

Galileo a Piero Dini

Galileo a Gallanzone Gallanzoni

Galileo a Gio. Camillo Gloriosi

Galileo a Ferdinando Gonzaga

Galileo a Cristoforo Grienberger

Galileo a Paolo Gualdo

Galileo a Giuliano de' Medici

Galileo a Tolomeo Nozzolini

Galileo a Virginio Orsini

Galileo a Filippo Salviati

Galileo a Paolo Sarpi

Galileo a Margherita Sarrocchi

Galileo a Belisario Vinta

Galileo a Marco Welser

I sezione La Compagnia di Ges

In relazione con i Matematici del Collegio Romano

Cristoforo Clavio

Cristoforo Grienberger

Odo Van Maelcote

Giovan Paolo Lembo

Roberto Bellarmino

II sezione I colleghi

Giovanni Keplero (Gliuliano de Medici) Giovanni Antonio Magini Benedetto Castelli Camillo Gloriosi

III sezione Amici, prelati e corrispondenti

Maffeo Barberini (Urbano VIII) Carlo Conti Federico Cesi Piero Dini Ludovico Cardi da Cigoli Marco Welser

Tommaso Campanella Paolo Antonio Foscarini

Il secreto dellocchialeGALILEO a LEONARDO DONATO, Doge di Venezia.[24 agosto 1609].

Ser.mo Principe,

Galileo Galilei, humilissimo servo della Ser. V.a, invigilando assiduamente et con ogni spirito per potere non solamente satistare al carico che tiene della lettura di Matematica nello Studio di Padova, ma con qualche utile et segnalato trovato apportare straordinario benefizio alla S.t V.a, compare al presente avanti di quella con un nuovo artifizio di un occhiale cavato dalle pi recondite speculazioni di prospettiva, il quale conduce gl'oggetti visibili cos vicini all'occhio, et cos grandi et distinti gli rappresenta, che quello che distante, v. g., nove miglia, ci apparisce come se fusse lontano un miglio solo: cosa che per ogni negozio et impresa marittima o terrestre pu esser di giovamento inestimabile; []; oltre a molte altre utilit, chiaramente note ad ogni persona giudiziosa.

Et questo presenta con ogni affetto il detto Galilei alla S. V., come uno de i frutti della scienza che esso, gi 17 anni compiti, professa nello Studio di Padova [].

GIO. BATTISTA DELLA PORTA a FEDERICO CESI in Roma.Napoli, 28 agosto 1609.

.... Del secreto dell'occhiale l'ho visto, et una coglionaria, et presa dal mio libro 9 De refractione; e la scriver , ch volendola far, V. E. ne har pur piacere. un cannelo di stagno di argento, lungo un palmo ad, grosso di tre diti di diametro, che ha nel capo a un occhiale convesso: vi un altro canal del medesimo, di 4 diti lungo, che entra nel primo, et ha un concavo nella cima, saldato b, come il primo. Mirando con quel solo primo, se vedranno le cose lontane,vicine; ma perch la vista non si fa nel catheto, paiono oscure et indistinte. Ponendovi dentro l'altro canal concavo, che fa il contrario effetto, se vedranno le cose chiare e dritte: e si entra e cava fuori, come un trombone, sinch si aggiusti alla vista del riguardante, che tutte son varie....

GALILEO a BENEDETTO LANDUCCI in Firenze.Venezia, 29 agosto 1609.

Dovete dunque sapere, come sono circa a 2 mesi che qua fu sparsa fama che in Fiandra era stato presentato al Conte Mauritio un occhiale, fabbricato con tale artifitio, che le cose molto lontane le faceva vedere come vicinissime, s che un huomo per la distantia di 2 miglia si poteva distintamente vedere. Questo mi parve affetto tanto maraviglioso, che mi dette occasione di pensarvi sopra; e parendomi che dovessi havere fondamento su la scientia di prospettiva, mi messi a pensare sopra la sua fabbrica: la quale finalmente ritrovai, e cos perfettamente, che uno che ne ho fabbricato, supera di assai la fama di quello di Fiandra.

Hora, havendo io conosciuto quanto vi sarebb[e] stato d'utitit per le cose s di mare come di terra, e vedendolo desidera[..] da questo Ser.mo Principe, mi risolvetti il d25 stante di comparire in Coll[egio] e farne libero dono a Sua Ser.t.Et essendomi stato hordinato nell'[]re del Collegio che io mi trattenessi nella sala del Pregadi, di l a poco [l']Ill.mo et Ecc.mo S. Proccurator Prioli, che uno de' Riformatori di s[], usc fuori di Collegio, e presomi per la mano mi disse come l'Ecc.mo Collegio, sapendo la maniera con la quale havevo servito per anni 17 in Padova, et havendo di pi conosciuta la mia cortesia nel farli dono di cosa cos accetta, haveva inmediate hordinato agli Ill.mi Sig.ri Riformatori, che, contentandomi io, mi rinnovassino la mia condotta in vita e con stipendio di fiorini 1000 l'anno; e che mancandomi ancora un anno a finire la condotta precedente, volevano che il stipendio cominciassi a corrermi il sopradetto presente giorno, facendomi dono dell'accrescimento d'un anno, cio di fiorini 480 di Lire 6.4 per fiorino.

ENEA PICCOLOMINI ARAGONA a GALILEO in Padova.Firenze, 29 agosto 1609.

La gratissima di V. S. delli 3 di Luglio non ricercava risposta; e per ho tardato sin ad hora ad accusarli la ricevuta, perch non haveva per allora che soggiungerli di momento e che premessi. Hora con l'occasione, essendo io venuto in ragionamento con S. A. di V. S., le scrivo come la medesima Altezza mi ha comandato che io saluti a suo nome V. S., et insieme le dica che ha presentito che lei ha fatto uno occhiale, che in vedere lontano fa effetti maravigliosi, e per che haverebbe caro che ne facessi uno per lui e gli lo mandassi, e se questo gli fussi d'incommodo, la scrivessi il muodo come deve farsi, ch gli ne far servitio.

GALILEO a [ANTONIO DE' MEDICI in Firenze?].

[Padova], 7 gennaio 1610.

Per satisfare a V. S. Ill.ma, racconter brevemente quello che ho osservato con uno de' miei occhiali guardando nella faccia della luna; la quale ho potuto vedere come assai da vicino, cio in distanza minore di tre diametri della terra, essendoch ho adoprato un occhiale il quale me la rappresenta di diametro venti volte maggiore di quello che apparisce con l'occhio naturale, onde la sua superficie vien veduta 400 volte, et il suo corpo 8000, maggiore di quello che ordinariamente dimostra: sich in una mole cos vasta, et con strumento eccellente, si pu con gran distintionescorgere quello che vi ; et in effetto si vede apertissimamente, la luna non essere altramente di superficie uguale, liscia e tersa, come da gran moltitudine di gente vien creduto esser lei et li altri corpi celesti, ma all'incontro essere aspra, et ineguale, et in somma dimonstrarsi tale, che altro da sano discorso concluder non si pu, se non che quella ripiena di eminenze et di cavit, simili, ma assai maggiori, ai monti et alle valli che nella terrestre superficie sono sparse. Et le apparenze da me nella luna osservate, sono queste.

GALILEO a [ANTONIO DE' MEDICI in Firenze?].[Padova], 7 gennaio 1610.

Et i suoi aspetti avanti et dopo il plenilunio sono simili a questi, avvertendo che sempre la parte tenebrosa verso il sole, et la chiara all'opposto; inditio certo, quella essere una grandissima cavit perfettamente rotonda et da termini eminenti circondata.

GALILEO a [ANTONIO DE' MEDICI in Firenze?].[Padova], 7 gennaio 1610.

Molte altre minutie ho osservate, e pi ancora spero di essere per osservarne, sendo intorno al finire un occhiale che mi avviciner la luna a meno di 2 diametri della terra.

Di tutte le sopradette osservationi niuna se ne vede o pu vedere senza strumento esquisito; onde possiamo credere di essere stati i primi al mondo a scuoprire tanto da vicino et cos distintamente qualche cosa dei corpi celesti.

Et oltre all'osservationi della luna, ho nell'altre stelle osservato questo. Prima, che molte stelle fisse si veggono con l'occhiale, che senza non si discernono; et pur questa sera ho veduto Giove accompagnato da 3 stelle fisse. totalmente invisibili per la lorpicciolezza, et era la lor configuratione in questa forma:

GALILEO a BELISARIO VINTA [in Firenze].Venezia, 30 gennaio 1610.

Io mi trovo al presente in Venezia per fare stampare alcune osservazioni le quali col mezo di uno mio occhiale ho fatte ne i corpi celesti; et s come sono di infinito stupore, cos infinitamente rendo grazie a Dio, che si sia compiaciuto di far me solo primo osservatore di cosa ammiranda et tenuta a tutti i secoli occulta. Che la luna sia un corpo similissimo alla terra, gi me n'ero accertato, et in parte fatto vedere al Ser.mo nostro Signore, ma per imperfettamente, non havendo ancora occhiale della eccellenza che ho adesso; il quale, oltre alla luna, mi ha fatto ritrovare una moltitudine di stelle fisse non mai pi vedute, che sono pi di dieci volte tante, quante quelle che naturalmente son visibili. Di pi, mi sono accertato di quello che sempre stato controverso tra i filosofi, ci quello che sia la Via Lattea. Ma quello che eccede tutte le meraviglie, ho ritrovati quattro pianeti di nuovo, et osservati li loro movimenti proprii et particolari, differenti fra di loro et da tutti li altri movimenti dell'altre stelle; et questi nuovi pianeti si muovono intorno ad un'altra stella molto grande, non altrimenti che si muovino Venere et Mercurio, et peravventura li altri pianeti conosciuti, intorno al sole.

Observationes sidereae recens habitae Sidereus Nuncius

Cristoforo Clavio

Nasce nel 1537

Entra nella Compagnia di Ges nel 1555

Studia a Coimbra

Riforma del Calendario (Gregorio XIII)

15981612: Docente di matematica presso il Collegio Romano

Muore a Roma il 6 febbrai