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Collana diretta da

Raffaele Manica

2013 Gaffi editore in Romawww.gaffi.itdesign: IFIX

ingegni 34

ANDREA CATERINI

PATNALETTURE DALLA NAVE DEL DUBBIO

A Salvatore Santorelli lettore millimetrico ,per lumilt e lamicizia

tra un minuto sar di nuovo al luogocui lanima mia anelava, l, dove a

ogni istante si rischia la vita, perdendolae riguadagnandola a ogni istante.

Sren Kierkegaard, La ripetizione

Quando il caso ci conduce sullorlo di un precipizio,quando dopo anni di unesistenza tranquilla e pacifica

si leva davanti a noi, come davanti ad Amleto, un essere o non essere minaccioso che non ci figuravamo possibile,allora ci sembra che una forza nuova, enigmatica forse

benefica, forse ostile diriga e determini i nostri atti.

Lev estov, Sulla bilancia di Giobbe

Elogio del dubbio

Il luogo del dubbio

notte. I piedi paralizzati sulla punta della prua. Sotto il mare nero un precipizio , solo ogni tanto sottili striature dibianco lo tagliano orizzontalmente: la spuma di unonda leg-gera, o una vacua illusione di luce. Alle spalle la nave pare unafetta danguria tagliata in fretta, di quelle che soltanto lamorsa di una mano pu tenere in equilibrio pure le vele,oramai, sono appena un seme sputato. Eppure l, invisibile esilenzioso, chiuso nella certezza di un obl, dorme lequipag-gio. Non percepisce ancora il pericolo che lo chiama dal fondomare delloblio.

I piedi ancora immobili sullo spigolo del Patna, la nave,che sempre pi sbieca e perduta. La nave che tutto quan-to il mondo e che Jim, il marinaio appeso al dubbio, non sase abbandonare alla sua sorte, o restare l, perendo con lei.

Conosciamo la storia di Lord Jim, il capolavoro di JosephConrad: un marinaio che salta su una scialuppa fuggendo dauna nave in avaria, il Patna (emblema del libro, luogo nel qualeil dubbio esercita il suo potere sovvertitore), per salvare la pro-pria vita, lasciando che il resto dellequipaggio si sbrighi da

Da qui lintuizione di Conrad. Linfelicit successiva allavisione che Jim prova per tutto il corso della sua vita consi-ste nel non essere riuscito non gi a salvare lequipaggiodella nave e a trattenere limmagine, quanto piuttosto nelnon essere stato in grado a ripetere dentro di s lesperienzadel Patna stesso, non essere riuscito a rivivere lesperienza diquel dubbio che era stato a ben vedere la rivelazione dellapropria nudit. Perch fu solo quellesperienza a confermarea Jim la sua esistenza, a garantirgli la sua viva presenza nelmondo, la sua reale natura.

Ne La ripetizioneKierkegaard scrive: Ripetizione e ricordosono lo stesso movimento, tranne che in senso opposto:loggetto del ricordo infatti stato, viene ripetuto allindie-tro, laddove la ripetizione propriamente detta ricorda il suooggetto in avanti. Per questo la ripetizione, qualora sia pos-sibile, rende felici, mentre il ricordo infelici []. E piavanti aggiunge: Chi non ha fatto il giro della vita prima dicominciare a vivere, non giunger mai a vivere []; chi hascelto la ripetizione vive. Dubbio e ripetizione sono stretta-mente connessi, se si accetta che il dubbio il momentoesatto in cui ci accorgiamo di essere vivi. Ecco, lerrore di Jimda cui consegue la sua infelicit, non propriamente lacodardia, ma laver continuato a vivere nel ricordo di quelmomento, non avendo abbastanza coraggio da rivivere quel-lesperienza sul ciglio del Patna, nel luogo del dubbio, dovefinalmente si era visto per quello che era.

Vivere lesperienza del dubbio pure renderci conto final-mente del nostro stato di esistente doppiezza. Ci che vedia-mo dubitando non lindividuazione di due possibilit di

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solo la sua possibilit di salvezza. Ma una volta compiuto quelgesto disonorevole, il marinaio vive il resto dei suoi giorni colsenso di colpa di non essere rimasto l, su quella nave, capendoche saltare significava tradire se stesso e il mondo intero.

Non riesco a pensare al momento in cui Jim sospeso sulciglio della nave se non come momento di verit. Una veritche lui non vuole ammettere neppure a se stesso.

Giorgio Agamben, in Nudit, scrive

La nudit del corpo umano la sua immagine, cio il tremito che lo

rende conoscibile, ma che resta, in s, inafferrabile. [] E proprio

perch limmagine non la cosa, ma la sua conoscibilit (la sua nudi-

t), essa non esprime e non significa la cosa; e, tuttavia, in quanto non

che il donarsi della cosa alla conoscenza, il suo spogliarsi delle vesti

che la ricoprono, la nudit non altro dalla cosa, la cosa stessa.

proprio quellinafferrabilit dellimmagine di ci che vera-mente siamo che ha messo Jim in una condizione esistente didubbio. Agamben spiega molto bene nel saggio come la teolo-gia e la patristica in genere intendano la nudit. Essere nudisignifica in realt essere vestiti di grazia. Questa la condizioneche vissero al principio Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre.Solo dopo aver compiuto il peccato proveranno vergogna dellapropria nudit e si sentiranno quindi costretti a indossarequalcosa (a coprire con foglie di fico la loro intimit). Vogliodire che quello che Jim nel suo dubbio primordiale ha visto limmagine di se stesso nudo cio vestito di grazia ma se ne poi subito vergognato. Il suo tremito, la sua paura, la provache quella verit non pu essere da lui ma in realt unacondizione che appartiene a ogni uomo trattenuta.

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libert se non fuori dalla stessa Necessit, fuori dalla morale(e questo non pure il vero significato dellal di l del benee del male di Nietzsche?), cos come la vissero al principiodei tempi Adamo ed Eva e scrive: La conoscenza del benee del male, cos come la vergogna, furono nelluomo solodopo che ebbe gustato dei frutti dellalbero proibito; incomprensibile per noi, cos come non comprendiamo chequesti frutti gli diedero in sorte la morte. Eppure noi, basan-doci sullinfallibilit della ragione, pretendiamo con tutte leforze che nelluomo che non conosce la differenza tra bene emale lo spirito sia assopito. Ma la Bibbia non dice questo. LaBibbia, al contrario, dice che tutte le disgrazie delluomovengono dal sapere. Tale anche il senso delle parole di SanPaolo citate da Kierkegaard: tutto ci che non viene dallafede peccato.

Nessuno come Hopper mi pare sia stato in grado di rappre-sentare, per immagini, questo stato dellesistenza nel qualeluomo finalmente vinto di fronte limmagine di un sestesso fino ad allora sconosciuto. Un colore a olio pu diven-tare infatti una tempera nelle sue miscele. Se lolio evidenzialo spessore della luce, la tempera, al contrario, toglie allastessa balugino, la opacizza, fino a farla divenire un graffio,quasi fosse una scia di solitudine eterna impressa sulle cose.

Basta guardare i suoi nudi (come il celebre Una donna nelsole [1961]). Sembrano deteriorati dal tempo, raccontanoproprio come quel graffio di luce li abbia segnati irrimedia-bilmente. Quella luce che ha ferito loro lanima appartienealla morte, come non provenisse da fuori, dalle circostanzecontingenti della vita, ma proprio da dentro, da quella rarefa-

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scelta, quanto invece la condizione del nostro essere vita e alcontempo morte. Dico che il dubbio ci che vivendo ci faaccorgere della nostra morte come fosse la visione di quel-linsieme che siamo e che fino a quel momento non sapeva-mo dessere. Allora la scelta, quando avviene, non potr inalcun modo darsi tra due possibilit. Se la condizione deldubbio una visione, scegliere risulter essere laccoglimen-to di ci che vedendo non possiamo pi rifuggire. Limmagi-ne esposta della nostra doppiezza (e che ci guarda e vede,come noi guardiamo e vediamo lei) come riflesso di ci chesiamo la nostra vera e unica libert. Quellunicit ricono-sciuta ci che davvero siamo. Accoglierla accettare che lanostra libert sia, invero, una sola possibilit di scelta. Nelmomento ultimo del dubbio infatti ultimo inteso comecondizione sulla soglia del limite , luomo saccorge pureche la coscienza di cui la natura lha dotato non pu bastar-gli per scoprirsi interamente. La coscienza capire che, noi ela nostra vita, siamo in grado di costruirci una scienza(co[n]-scienza) che ci detti una legge morale in grado di farcidistinguere ci che bene da ci che male scientificamen-te. Ovvero: sono lesperienza e la ragione a fungere da prove,o dati concreti (cos come sono prove gli elementi attraversocui si basano tutte le indagini scientifiche) sui quali la nostraindagine verifica la sua validit. Il dubbio sovverte invece lacoscienza in nome di un gesto di fede: voglio dire che quelsovvertimento che proprio la natura stessa del dubbio,costringe chi lo vive a finalmente vedere, a entrare nella lucedi ci che vede. Ce lo ricorda Lev estov nel suo capolavorodi filosofia religiosa, Atene e Gerusalemme, che la conoscenzaha reso schiavo della Necessit luomo, e che non esiste

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visione sar perfetta solo quando nessuna oscurit sar stata abban-

donata alla sua sorte, quando anche il buio pi profondo della caver-

na che il cuore umano salir alla luce. E il corpo stesso trasfigurato

potr entrare, senza cessare di essere corpo, nello splendore della luce,

quando avr smesso di opporre resistenza alla luce e potr esserne tra-

passato, senza aver cessato di essere corpo. Allora si sar conseguito il

regno della visione, del Dio che vede.

Eccesso

Il mezzo non una media, invece un eccesso, scriveDeleuze in un saggio dedicato a Carmelo Bene, a intendereche non n la partenza n larrivo il momento crucialenella vita di un individuo ma appunto il momento in cui amezza strada, appeso al precipizio di quelleccesso chenon ancora futuro e neppure storia e passato, quanto inve-ce il suo divenire, il suo momento di verit. (E del resto nonera pro