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2019 ARMAGEDDON ITALIA : ENERGIA NUCLEARE FATTI E MALEFATTI

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UNA VUOVA PROSPETTIVA SUL TEMA DEL NUCLEARE IN ITALIA

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INTRODUZIONE Quello che segue una serie di memo e analisi progettati e prospettati per consegnare ai decisori politico-istituzionali un listino fare in merito alle grandi questioni connesse alla tematica del nucleare italiano.

Abbiamo pensato di dividere questi argomenti in grandi scommesse e cigni neri.

Le grandi scommesse sono i punti che i suddetti decisori dovrebbero prendere in considerazione dinvestire il proprio potere, tempo e prestigio per porre in essere importanti e necessarie iniziative che possono avere un impatto trasformativo sul sistema Italia e sulla sua eredit.

I cigni neri sono eventi a bassa probabilit di riuscita ma ad alto impatto politico- reputazionale e che possono deviare le scelte dei decisori dai propri fini superiori, sistemici e direttamente connessi allinteressi nazionale.

Si tratta di eventi cos drammaticamente negativi (sia in senso fisico del termine che politico che sociale e reputazionale) che si dovranno adottare quelle opportune misure in anticipo per evitare che tali eventi abbiano luogo.

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Capitolo 1

Le principali lessons learned del nucleare italiano da non ripetere 1.1 Il referendum post-Chernobyl del 1987

stato da poco celebrato in Italia il 28 anniversario del referendum post-Chernobyl che ha inopinatamente e senza eguali per celerit nella storia industriale mondiale portato lItalia fuori dalla produzione elettronucleare, ovvero spento limpiego nazionale della tecnologia nucleare per usi civili con la chiusura delle centrali nucleari di potenza per la produzione di energia elettrica.

A quasi 30 anni da tale evento appare quanto mai opportuno ricordare le cause e i fatti che hanno portato ad una decisione che la storia dimostrer essere stata sbagliata e iniqua per modalit, scellerata per conseguenze e nefasta per sistematicit.

Richiamare la storia e sottolineare gli errori in modo pragmatico e non ideologico un esercizio di alta qualificazione, unico in grado di cercare di fare in modo che i decisori politici possano in futuro commettere nuovamente gli stessi errori.

La sincerit di analisi e fattuale un esercizio oggi quanto mai raro e non facilmente riconoscibile.

Si preferisce discutere dellovvio, con meccanismi rituali e luoghi comuni, cos che le decisioni vengono prese in modo innocuo per lavversario e la collettivit e redditizio per i decisori.

Lesito di questa modalit di decision-making la non crescita sistemica nel medio-lungo periodo, alla quale siamo ahim! purtroppo abituati da troppi anni.

Ricordare in modo sincero e pragmatico la versione dei fatti anche utile per sottolineare come chi circa 30 anni prima aveva impostato tutta la crescita industriale nazionale e, ancora prima, il posizionamento dellItalia sullo scacchiere geopolitico mondiale sullenergia nucleare, si poi messo in prima fila per decretarne la dissoluzione, per poi, una volta cambiata la nomenclatura geopolitica mondiale nel post Guerra Fredda, ritornare sui propri passi. Ormai il danno era compiuto.

anche utile per trarre delle lessons learned per lindustria, il mondo accademico- scientifico, i mezzi di informazione e i decisori politici.

A parere di chi scrive, non pu essere un referendum a chiudere programmi scientifico-economici strategicamente enormi.

Le cause vanno ricercate in ci che ha permesso lapprodo al referendum del 1987. In altre parole, essere consapevoli di ci che si fatto e non si fatto e delle motivazioni delle scelte condizione necessaria - ma, purtroppo, non sufficiente - affinch la capacit di scelta su programmi sistemico- strutturali sia basata su analisi serie, bilanciate e di medio-lungo periodo e non assolutiste, fondate su ideologismi spesso

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mutabili e poco orientati al compromesso e al dibattito serio.

Altro motivo lanalisi strategica dello spazio e del tempo delle decisioni.

Un programma di rimodulazione della struttura dofferta del sistema energetico, soprattutto del sistema elettrico, e, principalmente se sintende introdurre lopzione elettronucleare, richiede tempi lunghi, nellordine di due-tre decenni, per avere i primi concreti effetti di sistema, di dotazioni dambiente e di catena del valore.

Beninteso, tali tipologie di scelte sono inversamente proporzionali rispetto alle capacit dellinevitabilmente lungo e del conseguibile.

Infatti, la politica deve saper scegliere nellimmediato se intende realmente raggiungere gli obiettivi scelti per il futuro.

Sarebbe pi corretto dire se intende veramente perseguire gli interessi nazionali vitali e strategici - e sistemici che uno Stato in dovere di darsi con pieno rigore tecnico-scientifico e di visione strategica, e/o di rinunciare a perseguire nellorizzonte temporale prescelto. Infatti, ogni scelta presuppone almeno una rinuncia, che, il pi delle volte, anchessa potenzialmente sistemica, dimpatto socio-culturale e rispondente ad unanalisi costi-benefici pi semplice e notiziabile rispetto a scelte e programmi pi faticosi ma strutturalmente pi importanti. Di questo occorre sempre tenerne conto nel processo di decision-making.

Pertanto, le scelte non possono essere inversamente proporzionali rispetto alle specifiche modalit attuative da parte dei decisori politico-istituzionali, su cui possa realizzarsi larchitettura industriale e di ricerca.

Pensare viceversa che si debba sviluppare prima e in autogestione un sistema accademico-industriale (e, magari, anche finanziario) autonomo, funzionante e funzionale agli interessi nazionali sarebbe un gravissimo errore di opportunismo e faciloneria della classe politico-regolatoria.

Si preferirebbe il facile al necessario e si confonderebbe il giusto con il bene, senza includere nellanalisi le implicazioni che dalla scelta deriverebbe a carico dei diversi soggetti coinvolti.

Non posso non ricordare, al riguardo, lintervento di Paolo Baffi, Governatore onorario della Banca dItalia, alla Conferenza dellenergia di Roma del febbraio 1987:

Non vi dubbio che la politica seguita per il nucleare, caratterizzata da improvvisazione, casualit negli interventi, frequenti cambiamenti nelle impostazioni generali, non adeguata a un impegno industriale gravoso, complesso e difficile da impedire un serio e continuo coordinamento tra soggetti diversi e molteplici.

Parole pi profetiche non si sono mai lette.

L8-9 novembre 1987, sullonda emotiva dellincidente di Chernobyl del 26 aprile 1986, fu organizzato in Italia un referendum per labrogazione di tre articoli di legge.

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Le tre domande rivolte ai cittadini elettori italiani furono le seguenti:

1. abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali nucleari. Si chiedeva di abrogare la norma che consentiva al CIPE di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso di non decisione degli enti locali entro i tempi stabiliti. Tale norma era stata creata per evitare, ad esempio, che il sindaco di un piccolo paese dove era previsto linsediamento di una centrale nucleare potesse opporsi ad oltranza.

2. abolizione dei contributi a Regioni e Comuni sedi di impianti nucleari. Si chiedeva labrogazione del compenso ai Comuni che ospitavano centrali nucleari o a carbone, la cd. monetizzazione del rischio.

3. abrogazione della norma che consentiva allEnel di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari allestero.

I tre quesiti sono stati approvati rispettivamente con il 71,9%, il 79,7% e l80,6%, con una percentuale media di votanti del 65,1%.

Va subito sottolineato come 2 dei 3 quesiti del referendum sono stati superati dalla normativa successiva: il divieto di compensazioni economiche ai comuni stato ripristinato, tanto che i comuni sedi di impianti nucleari stanno ricevendo compensazioni economiche sulla base di un inventario radiologico che cura lattuale, vetusta e irregolare Autorit di sicurezza nucleare italiana (ISPRA), rispetto alle ultime Direttive della Commissione Europea (Direttiva 2009/71/Euratom, Direttiva 2011/70/Euratom e

Direttiva 2014/87/Euratom)1.

Con la privatizzazione dellEnel, stata anche ripristinata la norma che consente dintraprendere iniziative nucleari allestero.

Resta abrogata la norma che fissa il potere sostitutivo del CIPE dindividuare la localizzazione delle centrali nucleari in assenza di accordo tra gli Enti locali.

Tale compito - secondo larticolo 25, comma 2, lettera f, della Legge 99/2009 - spetta al Governo.

Come appare evidente, i quesiti non riguardavano le centrali in esercizio e quelle in costruzione.

Di fatto, non si vietava la costruzione di centrali nucleari in Italia